Perché fare genealogia

IL SEGRETO DI CIASCUNO
«Eres los otros / Cuyo rostro es el polvo. Eres los muertos». Dice il bibliotecario cieco, Jorge Luis Borges: «Tu sei gli altri il cui volto è la polvere. Sei i morti». Ognuno porta in sé il segreto della propria provenienza, come un baule serrato conterrebbe la chiave che lo apre. Le nostre cose più intime non sono forse anche le più nascoste? Chi tra noi sa dire di dove venga il suo cognome, quel sangue, la domestica calligrafia dei nasi, la luna terrosa o la biglia celeste degli occhi? Chi dobbiamo ringraziare per il nostro corpo quotidiano, lo scheletro invisibile come le radici? La ricerca genealogica percorre il tempo più che lo spazio per assolvere queste domande e quel ringraziamento. Addita l’origine, la secolare rincorsa al nostro essere nati.

Fratelli Trotti con sorella Margherita sposata Bassi
I fratelli Alessandro, Margherita, Antonio e Giulio Trotti Bentivoglio figli di Lodovico e Sofia Manzoni

IO PRIMA DI ME
Quale terra insegnò come si cammina ai nostri avi? Davanti a quale altare si baciarono, sposandosi? Quante guerre, epidemie soffrirono? Cosa vedeva il trisnonno dalla finestra, sbarbandosi al mattino? Indagare la propria genealogia non restituisce solo i nomi agli antenati. Consente pure di scoprire i loro caratteri fisici, la quota d’istruzione, l’arte, il domicilio, la divisa che indossarono in battaglia, i soprannomi di paese e le cause di morte più frequenti. Come fiumi sotterranei, queste vicende convergono segretamente in ciascuno di noi. «Siamo l’ultimo anello di una millenaria catena di morti». Chiunque parte alla volta dei propri avi, incontra se stesso per via.

ANTICHE NOVITA’
«Quando non sai dove vai, ricordati da dove vieni». Mentre la modernità ci pericola attorno, le nostre radici affondano saldamente sotto e prima di noi. Ricercarle scopre la nuova sicurezza di avere una provenienza antica: da migrazioni, povertà, epidemie e fatiche che i nostri antenati attraversarono. Ora tocca a noi muovere passi come si coniugano i verbi al futuro. E conoscere i propri avi accorda una partenza salda a chi non sappia come dirigersi: riconoscere sul sentiero le orme di quanti ci hanno preceduto basta a scamparci dallo smarrimento presente. Contro il dissesto economico e lo sbriciolarsi sociale ecco energie talmente antiche da sembrarci nuove: l’orgoglio, l’appartenenza, la gratitudine.

Carlo Olimpio Monzani Bufett (1847-1920) con moglie e nipoti
Carlo Olimpio Monzani con moglie e nipote (Trezzo, Anni ’10)

ZII D’AMERICA
«Chi non sa dove va arriva più lontano». L’Italia ha esploso schegge di migrazione in giro per il mappamondo. Moltissimi tra i nostri antenati vedevano il mare per la prima volta, mettendo una mano a visiera sopra lo sguardo; e si imbarcavano per «Lamerica» col coraggio della fame. La ricerca genealogica può scuotere dalla polvere le loro vicende. Passaporti, sbarchi, visite mediche, permanenze e ritorni, discendenti eventuali su questa o quella riva del mare. L’oceano e i secoli non sono distanza così invalicabile. Gli archivi professionalmente consultati possono confessare molto del nostro passato che non passa.

MISERIA E NOBILTA’
Il servizio di ricerca provvede genealogie sicure, confortate da documenti riprodotti al cliente. Gli archivi, sfogliati con esperta mano, sottraggono all’ombra mestieri, nascite, biografie. Non s’inizia l’indagine nella speranza di appendere uno stemma nobiliare sopra al portone. Tanto più che intere dinastie di contadini rivelano spesso vicende ben più commoventi e dignitose che un’ascendenza aristocratica. Ma, qualora sussista una provenienza illustre, sarà nella testimonianza di documenti araldicamente autenticati.

Fidanzati sull'Adda
Fidanzati lungo l’Adda (Trezzo, 1949)

SPOSE ANTICHE E MODERNE
Di definitiva eleganza, la genealogia donata agli Sposi rivela loro un cammino di cui essere il prosieguo. Una ricerca di famiglia, offerta a chi si prometta fedeltà all’altare, ricorda alla coppia l’antica grandezza del loro gesto: cita quegli antenati per cui l’amore era «una fretta di mani sorpresa a sfiorare le mani». Nel giorno che decide per il loro avvenire, sposo e sposa rilanciano la loro origine, rendono nuove le cose più antiche. Sanno di pronunciare quel «Sì» con trepidazione uguale ai loro avi quando, sposandosi, la donna smetteva le trecce da bambina.

IL GESTO GENEALOGICO
Su invito del cliente, il genealogista si sincera in via preliminare di quali documenti gli archivi laici ed ecclesiastici, privati o pubblici mettano in consultazione. Solo allora è possibile discutere eventuali trasferte di affondo sul caso. Ogni passaggio verrà documentato dalle carte riprodotte e, insieme, dalla descrizione fotografica dei luoghi visitati. La genealogia congedata si confermerà nel tempo un bene orgoglioso, un amuleto contro pigrizia e incertezze; per ricordare ed essere noi pure qualcuno di cui sarà bello ricordarsi.

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