Domande più frequenti

Come inizio la mia ricerca?

Prima di intraprendere la ricerca d’archivio, è necessario interrogare le memorie domestiche: chiacchierare coi parenti dai capelli più bianchi, aprire cassetti, scuotere foto dalla polvere, leggere il marmo dei cimiteri. Questa prima ricognizione consente di attingere l’antenato certo (di solito il bisnonno) cui appigliare la ricerca archivistica, sfondando oltre i 70 anni previsti dal vincolo minimo di privacy sui dati sensibili; diritto che copre la più parte delle fonti genealogiche.

Cascina portesana a Trezzo
Memorie contadine in una cascina brianzola

Cosa posso trovare nel mio municipio?

I servizi demografici comunali possono rilasciare copia conforme degli atti di nascita, morte e matrimonio in carta libera. A distanza dell’estratto, questo documento denuncia tutte le informazioni notate sull’atto: paternità, maternità, età e arte dei genitori, domicilio. In calce alla registrazione, si può spesso apprezzare anche la firma dell’antenato o la dichiarazione che lo dica illetterato. I registri non risalgono però oltre gli anni Sessanta dell’Ottocento, salvo censimenti d’epoca napoleonica che sono però usualmente conservati in altra sede. Presso gli Archivi di Stato sono inoltre versate, salvo dispersioni, copie degli stessi registri anagrafici comunali che erano un tempo custodite dal tribunale competente.

Come accedere all’archivio della mia parrocchia?

Il fondo anagrafico dell’archivio parrocchiale è tra le risorse più affidabili. Le registrazioni sacramentali di Battesimo, Matrimonio ed Estrema Unzione consentono di sfondare oltre l’Ottocento. Se però una famiglia trasferisce brevemente in altra località, battezza lì la prole. L’uso di sposare presso la parrocchia della moglie affatica talora la ricerca. La provenienza di un casato può essere taciuta dai documenti, specie prima del Settecento. Oltre al latino e alla calligrafia, questi tre sono i maggiori ostacoli alla ricerca. La mancanza di una registrazione deve essere oggetto di studio quanto una registrazione presente. Può essere rilevante la provenienza di padrini e madrine che, perlopiù zii o cugini, siano chiamati al fonte battesimale. Per l’accesso all’archivio parrocchiale si può esibire al parroco una lettera di presentazione fornita dall’archivio diocesano.

Messa sul fronte albanese
Padre Gerardo Bongioanni o.c.d. celebra sul fronte albanese

Cos’è un foglio matricolare?

Si tratta di un documento militare che, in modello prestampato, si compila alla chiamata di Leva. Riporta dati sensibili e sensibilissimi che ne ritardano la consultazione  secondo la vigente normativa sulla privacy. Per accedere al foglio è necessario rintracciare prima il numero di matricola relativo all’antenato che  abbia vestito la divisa tra Otto e Novecento. Per rinvenire il numero di matricola è necessario conoscere l’anno, il luogo di nascita e la paternità di costui. Riuniti presso il distretto militare di competenza e il centro documentale, i fogli sono poi versati all’Archivio di Stato relativo, dov’è più agevole consultarli. Se ne cavano informazioni sugli spostamenti militari, salienti specie durante una guerra; la formazione e il mestiere del soldato; il dettaglio fisico cavato dalla visita medica. Rari gli enti che conservino rubriche o fogli matricolari precedenti al 1860. Talora, le associazioni dei Reduci e Combattenti possono inoltre fornire dati utili alla carriera militare dell’antenato.

Bonomi Albino di Albet (1896-1968)
Albino Bonomi durante la Grande Guerra

Quali altri documenti posso consultare in Archivio di Stato?

Il fondo notarile traccia compravendite, patti, investiture livellarie, testamenti e istrumenti dotali grazie alle imbreviature secolarmente conservate dai collegi dei notai. Che la famiglia ricercata sia modesta o cospicua, resta questo uno dei percorsi più proficui per la ricerca, sprofondandola talora oltre il Cinquecento. La difficoltà sta nella frequente mancanza di un indice delle parti per accedere alle carte sulla base del cognome indagato. Le rubriche antiche sono talvolta ordinate per nome anziché per cognome. Le calligrafie sono disagevoli per chi non abbia familiarità con la paleografia. Qualora la famiglia in ricerca vanti cariche pubbliche o attività commerciali, è possibile rintracciarne notizia in fondi famiglia, archivi commerciali, elenchi, fondi privati versati presso l’ente conservatore. I documenti per l’infeudamento di un borgo possono inoltre elencarne tutti gli abitanti. E’ però bene chiedere ad un archivista formato in quell’archivio circa le possibilità di ricerca. La varietà delle carte è vasta.

Ci sono risorse on-line?

Esclusi i siti in cui si pretende nobile la totalità dei cognomi con rapide e infondate ricerche, ci sono effettive possibilità di rintracciare dati utili in rete. Zone a frequente emigrazione, soprattutto Veneto e Trentino stanno riversando on-line una vera messe di dati anagrafici a vantaggio delle discendenze che portano un cognome italiano all’estero. Non diversamente si impegnano a fare i Mormoni con puntuale efficienza. Ci sono inoltre piattaforme in grado di incrociare la genealogia ricostruita con quella di altri utenti. La dinastia di ciascuno è tuttavia troppo personale per essere compiutamente rinvenuta in rete. E’ necessario il conforto di documenti consultati dal vero, spesso affrontando trasferte genealogiche.

Quali altri enti posso contattare?

L’archivio storico diocesano conserva spesso copie delle singole anagrafi parrocchiali per il Cinquecento, i decenni dal 1770 al 1815 e oltre, salvo lacune, dispersioni o mancata consegna. Anche queste consultazioni possono riuscire decisive. L’ente può pure conservare l’archivio intero delle parrocchie, il cui titolo sia stato soppresso o che abbiano risolto l’affido delle carte; anche solo in deposito. Per accedere agli archivi storici diocesani è bene presentare lettera del proprio parroco, dettagliando a chi vi accoglie tenore e movente della ricerca. Negli archivi diocesani si ritrovano anche stati d’anime stilati nell’occasione delle visite pastorali.

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Stralcio di stato d’anime (1573, Lesmo) da ASDM

Che cos’è uno stato d’anime?

Diviso per parrocchia, è l’elenco dettagliato dei fuochi (ovvero delle famiglie patriarcali) compilato nel tempo di una visita pastorale. Possono essere atti precedenti alla data in cui esordiscono le registrazioni parrocchiali, datano soprattutto tra Cinque e Seicento, si conservano presso gli archivi storici diocesani e sono risorsa utilissima. Scorrendone le carte, si scopre l’età, il domicilio e spesso la professione dell’antenato. Di tutti si rileva se siano comunicati e cresimati. Oltre al nudo elenco, è utile leggere l’intero carteggio, che può contenere i nomi di oste e sacrestano per la parrocchia visitata, degli addetti alla chiesa, di chi ne cura i campi o ne dispone i lasciti. Ma anche i sospetti concubini o i musici, che invito al ballo nei giorni di precetto.

Come posso rintracciare parenti migrati all’estero?

Dopo aver seguito dettagliatamente sui documenti italiani i movimenti dell’avo, è meglio rivolgersi all’ambasciata del paese dove migrò, riferendo i dati raccolti.

Come posso scoprire il luogo di sepoltura di antenati caduti in guerra?

Dopo una prima ricognizione delle carte presso parrocchia, comune e archivio di stato, conviene rifarsi al distretto militare o direttamente al Ministero della Difesa; già conoscendo i dati anagrafici, gli ultimi spostamenti del caduto e il numero di matricola. Per la Grande Guerra soprattutto è già proposto on-line più di un elenco degli italiani rimasti sul campo.

Come fare ricerca circa un antenato orfano?

Gli archivi degli enti caritatevoli che accudivano gli orfani (Santa Caterina alla ruota milanese, Santa Maria della Pietà veneziana..) conservano spesso commovente testimonianza delle singole vicende: immaginette sacre, ciondoli, carte da gioco lasciate a metà nelle fasce del bimbo perché i genitori naturali trattenessero l’altra parte nella remota speranza di ritrovare la creatura che abbandonavano per adulterio o povertà. Dapprima denunciati dal cognome complessivo assegnato a tutti i trovatelli di ogni orfanotrofio (Colombo, Innocenti, Esposito) dall’epoca napoleonica la loro condizione riesce meno evidente. Per ciascun bimbo, l’incaricato formulava infatti un cognome diverso, che iniziasse con la stessa lettera del nome. E’ possibile rinvenire data e ora dell’abbandono, oggetti a corredo che all’atto denuncino l’estrazione del pargolo, malattie e vaccinazioni affrontate, studi e pratica di mestieri, doti in denaro per le famiglie adottive, con cui si crea nella più parte dei casi un genuino affetto.

Come affrontare la biografia di internati e carcerati?

Almeno dall’Ottocento è possibile reperire il fascicolo personale di pazienti internati nei manicomi, quando anche l’esuberanza sessuale o di pensiero erano considerati indizi di follia. Ancora presso gli Archivi di Stato si versano alla consultazione, eccettuati i vincoli di privacy, i fascicoli giudiziari che pure irrobustiscono di viva testimonianza la ricerca genealogica.

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