Zaccaria da Biglio Inferiore

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Biglio Inferiore di Valgreghentino (Lc)

Zaccaria è cognome di suggestioni ebraiche, attestato dal 1582 a Biglio Inferiore, località alta su Valgreghentino lecchese. A quella data uno stato d’anime censisce nella casa attigua all’oratorio di San Giacomo il capofamiglia cristiano Marco Antonio Zaccaria, che al locale culto deve forse il nomignolo «di Santo Jaccome». Risale al 1574 la precedente conta dei fuochi, che non riferisce però traccia degli Zaccaria, qui giunti tra questa e quell’epoca. Biglio Inferiore radunava allora 14 anime in 5 famiglie, all’incirca come l’omonima località «di Sopra».

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L’oratorio dei santi Giacomo e Filippo in Biglio

Di dove poi venisse Marco Antonio è difficile dire. San Giacomo Filippo è una località non remota alla Val Engadina che potrebbe diversamente interpretare il soprannome del capostipite. L’ipotesi ritrova la tradizione familiare che, a Trezzo, addita l’origine del cognome giusto in quella vallata. Il ramo Zaccaria insistente su Valgreghentino racconta invece la famiglia in fuga dal Sud-Italia, tacendo però sotto quale minaccia. Nel 1492 il decreto dell’Alhambra aveva espulso dalla Spagna tutti gli Ebrei: convertiti al Cristianesimo, alcuni tra loro sbarcarono in Italia, risalendone la penisola con ancora addosso un cognome semita.

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Interno dell’oratorio

Al cadere del Cinquecento la comunità di Biglio è del resto tanto povera da non poter garantire il decoro dell’oratorio, votato ai santi Giacomo, Filippo e Biagio; malgrado l’ordine impartito da san Carlo Borromeo per acconciare il cimitero oltre al pavimento della cappella. «Legnamaro capo di casa massaro di Messer Francesco Bianchi», Marc’Antonio abita l’edificio cui la chiesa si appoggia. Il luogo isolato e la fede forse tiepida ritarda anche di un mese il Battesimo per i suoi discendenti in un’epoca che impartiva immediatamente il sacramento per scampare al frequente pericolo della mortalità infantile. Nell’estate 1795, Pietro Zaccaria trasloca in località Miglianico salvo risolvere poco oltre di abbandonare la terra in cui ha sepolto la moglie e sei figli. Con la primavera 1809, discende l’Adda fino a Trezzo, dove alloggia a cascina Portesana. Lo seguono i tre superstiti eredi con le rispettive famiglie per un totale di tredici migranti.

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Il candeggio Zaccaria “Al Prato” lungo l’Adda

Nel 1814 gli Zaccaria trasferiscono alla vicina cascina San Benedetto, fermando in racconto la loro provenienza: in stalla, d’inverno, tramandano la memoria di tre fratelli venuti da «dopo Madonna del Bosco» (santuario in Imbersago) dove alle volte tornavano a fare castagne. Angelo Zaccaria, intanto, fatica presso il candeggio Medici poi passato Riva. La sua famiglia, nominata in dialetto «Sciraa», rileva l’attività al sorgere del Novecento. E prosegue oggi ben oltre il secolo d’efficienza.

Teatro genealogico completo:

ALBERO ZACCARIA

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