Alessandro Bassi, nobile sentinella in cima al secolo lombardo

Sottotenente Bassi
Sottotenente Bassi

Ombra di campanile e cappello levato a salutare le signore. Alessandro Bassi, novantasettenne trezzese, è la sentinella del passato che non passa dopo 40 anni di presidenza sulla «Combattenti e Reduci» locale; nella sua genealogia i nomi del card. Cesare Monti (dal cui fratello discende) e di Alessandro Manzoni. La foto portoghese con Umberto II è sul caminetto, accanto a quella autografata dal trisavolo romanziere. Bassi, cui spetta il titolo nobiliare di «don», nacque milanese il 12 settembre 1917 al civico 2 di via Manin; ma fu battezzato a Trezzo dove pensa a via de’ Magri, pronunciando la parola «casa».

Con mamma Laura Riva, portò i suoi ignari 4 anni al funerale di papà Lorenzo, e ad allevarlo fu un prozio generale: il marchese Antonio Trotti Bentivoglio (1839-1930), che aveva vestito la casacca piemontese nelle battaglie di Magenta e Custoza. Frequentò le elementari in via della Spiga fino alla IV^ classe quando, bambino, aspettava per ore che il leone uscisse dalla tana al giardino zoologico di Porta Venezia. Si stabilì in paese verso il 1926. Qui gli impartiva domestiche lezioni di filosofia Luigi Medici, poeta e avvocato meneghino cui il regime revocò la libera docenza. Alessandro s’iscrisse poi al San Carlo di Milano, per il cui collegio vinse una staffetta di sci tra le scuole milanesi. Amò, da allora, la neve senz’orma. Col fratello Fabrizio effettuò nel 1941 la prima ascensione invernale per il fronte Nord alla punta Cadini (m. 3524), nell’Ortles-Cevedale. Dal pizzo Tresero (m. 3602), più tardi, sarebbe precipitato se i compagni di cordata non l’avessero sorretto. Tralasciò l’alpinismo dopo il matrimonio ma, ottantenne, ancora accompagnava le nipoti sugli sci. Praticò la scherma, il canottaggio sull’Adda e nel campo di casa il tennis. Militò anche nella calcistica «Tritium», cui zia Costanza provvide i colori sociali.

Alessandro appena nato con la sorella Antonietta e la madre
Alessandro neonato con la sorellina Antonietta

Trentenne, don Sandro rinunciò alla carica di sindaco trezzese, benché conteggiasse più preferenze del capolista DC. Fargli visita è spostarsi nel tempo oltre che nello spazio. Bassi, insignito in città della «Situla d’Oro» (2004), più che su carta bollata conclude i contratti con una stretta di mano, scandisce maiuscola la parola «Patria». Si rialza più alto dopo aver baciato la mano a donne e sacerdoti. «Ormai non vivo più alla giornata ma al minuto» dichiara con intatta ironia e, all’età che gli proibisce il vino, contesta che «l’acqua è dei malvagi come ha abbondantemente dimostrato il diluvio universale». «Ma io sono monarchico» scherzò persino con chi, nel 1982, gli conferiva la nomina di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica.

Il farmacista paesano, Ferdinando Fodera, contagiò la passione per la geologia al giovane Alessandro. Collezionò quei fossili per cui i nipoti lo dissero «nonno Sasso» e tentò l’arte fotografica, che già impegnava il prozio Alessandro Trotti, amico di Lumière. Entro il quarto anno accademico, si laureò in Agraria col prof. Carlo Arnaudi; e la sua tesi sperimentale sul rhizobium leguminosarum (batterio azotofissatore dei legumi) riscosse il massimo dei voti. Una settimana dopo raggiungeva, a Trento, la Scuola Allievi Ufficiali d’Artiglieria che lo designò Sottotenente a Volterra (Divisione Centauro). Conobbe qui, nel 1942, Gabriella Viti cui inviava quotidiane lettere dal fronte; siciliano e pugliese.

Sul cortile di casa Bassi con donna Gabriella
Sul cortile di casa Bassi, con donna Gabriella

Ventisettenne, Alessandro chiuse il suo diario militare sulla guerra di Sicilia, ai cui 5000 caduti è dedicato. Nello scontro sulla piana di Catania ricevette un encomio particolare per il recupero dei pezzi bellici, altrimenti abbandonati al vantaggio nemico. Sposata a Volterra il 12 febbraio 1945, Gabriella gli diede i figli Lorenzo (1946) e Paola (1947), mentre Bassi lavorava per il Ministero dell’Agricoltura nel compartimento di Vimercate. Nel 1952 la Montecatini lo assunse a Milano, dove si trasferì in via Moscova, responsabile del settore audiovisivi. Percorse l’Italia con la cinepresa per distribuire e girare i film dell’azienda: lavorò con Enzo Biagi e, nelle rassegne di cinema industriale, gareggiava con Ermanno Olmi. Passò poi alla Montedison.

A Trezzo rincasò stabilmente con la moglie appena glielo consentirono il pensionamento e l’età degli eredi, che gli hanno già messo in braccio nipoti e pronipoti. Nel 2004 la morte di donna Gabriella lasciò il marito in un dolore composto ma totale. In una parola, nobile. Capitano in congedo, storico competente specie sull’antichità geologica del fiume Adda, don Sandro testimonia ancora quella fermezza che è il motto araldico del suo casato: «Firmitas».

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