Bonomi da Grezzago

Foto famiglia Bonomi (1939)
Famiglia Bonomi (1939)

Emidio de Felice riflette sul doppio taglio del cognome Bonomi. Può discendere dal nome benaugurale «Bonomo», assegnato a Battesimo; oppure da un nomignolo d’osteria, dato per contrasto al peggio malfattore.

Resta che, in dialetto piemontese, «Bunom» è  insulto riservato agli ingenui: forse per assonanza con Jacques Bonhomme, il soprannome assegnato  già nel Trecento dai nobili francesi ai contadini. Da quel nomignolo proviene etimologicamente il termine «Jacquerie», insurrezioni rurali nella Francia del 1358; oltre all’italiano «giacca», veste corta come la indossavano i contadini in rivolta.

Racconta Giorgio Giulini, storico milanese, che nel 1373 più di quaranta famiglie del contado Martesana tradiscono il duca ghibellino Bernabò Visconti. Si schierano per Amedeo di Savoia, nemico guelfo, e rifugiano nel Bergamasco appena il primo sconfigge il secondo. Tra i 45 casati in fuga c’è la parentela de Bonhominibus, che ripara forse in Luzzana con appresso fittavoli, massari e contadini. Loro pure portano per contagio il cognome Bonomi. Succeduto violentemente a Bernabò Visconti, il nipote Giangaleazzo s’insedia duca e li richiama nel perdono, riconsegnando loro anche le proprietà di cui lo zio li aveva spogliati.

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Il campanile di Grezzago

Lungo il Quattrocento il fondo notarile milanese testimonia l’insistenza del cognome su Oggiono, nel Lecchese. Solo dal 1572 la famiglia è documentata a Grezzago, odierna località di Trezzano Rosa, dove i fratelli Pietro e Francesco Bonomi coltivano a livello le terre che Massimiliano Stampa lascia in eredità alla vedova Anna Moroni. Dei due contadini, il padre Bartolomeo sembra capostipite familiare in Grezzago. Qui il cognome prolifera al punto che, in uno stato d’anime borromaico (ASDM, 1595), sono Bonomi tre delle venti famiglie residenti. Il locale legame col monastero di San Dionisio giustifica la frequenza con cui il nome viene impartito ai discendenti. Francesco invecchia «nella prima stanza sulla contrada dei massari verso occidente».

In Grezzago il cognome si esaurisce entro l’Ottocento. Di madre e moglie trezzese, intanto, Francesco Bonomi lo trasferisce a Trezzo sull’Adda col matrimonio del 1721. Suo discendente, Paolo muore nell’epidemia di colera del 1855 presso villa Crivelli, accomodata allora a ospedale. Dell’uomo, tre sono i figli notevoli: dal 1852 Albino abita lungo l’Adda a cascina Belvedere, dove la sua discendenza resta per oltre un secolo; Vitaliano è domestico milanese in casa Orsini di Roma; poco distante, Ilarione serve alla tavola cittadina dei Villa in via sant’Andrea, morendo però commerciante di vino su via Santo Spirito.

Cascina Belvedere a Trezzo
Cascina Belvedere lungo l’Adda

A Trezzo i rami familiari in cui il cognome si apre, sono designati dal dialetto: Papasc e Paciöo (da Giuseppe), Bugét (da Ambrogio), Albét (da Albino) e Barbèj (mento pronunciato). Le discendenze si riuniscono avendo per capostipite un figlio di Francesco, il primo Bonomi grezzaghese trasferito lungo l’Adda trezzese.

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Prospetto delle discendenza Bonomi, distinta per soprannome

Teatro genealogico completo:

ALBERO BONOMI

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